Ricerca: il programma della Casa della Libertà commentato - Giornalismo scientifico e comunicazione.


Ricerca: il programma della Casa della Libertà commentato

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Dopo le proposte  dell’Ulivo, commentate nel post precedente, è la volta di commentare il programma della Casa delle Libertà. per quanto riguarda le politiche della ricerca.

Rispetto alle dieci pagine prodotte da Prodi & Co.su ricerca università e innovazione, commentare il  programma di Berlusconi è sicuramente più semplice: sono soltanto quattro le proposte  dedicate alla ricerca che riporto integralmente (punto 8: ricerca ed energia: fonte  dal sito di F.I.)

1) Libera trasformabilità delle Università in Fondazioni, in modo da aprire le università italiane ai contributi della società civile, al mercato, all’estero.

COMMENTO: La proposta è abbastanza sconcertante. Mi spiego meglio: dare la possibilità alle università di trasfomarsi in fondazioni, quindi enti autonomi con maggiore libertà ed elasticità burocratica rispetto all’attuale modello, non è necessariamente una cattiva idea, ma non può essere presentata come misura a sè stante. Una misura del genera può funzionare se rientra  in una politica a più ampio respiro di autonomia gestionale e finanziaria delle università dove lo stato non se ne lava le mani. Lo dice anche un recente rapporto della EU sulle Fondazioni (p.69):

Government and universities should also explore the desirability and consequent changes that would
be required to the legal and regulatory framework for universities in order for them to be able to
operate as independent foundations, but at the same time recognising the responsibility of individual
state’s governments to maintain the basic science infrastructure for the nation.

Traduzione: trasformare le università in fondazioni è una buona cosa, ma 1) devono diventare organismi  veramente indipendenti nella gestione delle risorse (leggi l’intero rapporto) e 2) non deve essere un modo per lo stato di sottrarsi ai propri doveri (in questo caso quello di finanziare l’infrastruttura di base della ricerca, cioè le università, i ricercatori etc…).

Scritta così la proposta della CDl suona più o meno così: "  trasformiamo le Università in Fondazioni (non più statali). Così noi non tiriamo fuori una lira (un euro) in più e invece a sostenerle arriveranno i privati, il mercato, l’estero. Praticamente diamo in mano  le università statali a qualche filantropo, o meglio ancora a qualche azienda, e se ci va  male al limite arriverà a prendersele  qualche paese straniero (magari i cinesi, visto che ne hanno poche se le ritrovano già pronte con muri e tutto, vuoi mettere). Poi si fa un pò  fatica a capire l’essenza stessa della proposta perchè c’è un fatto: già da ora le università sono aperte ai contributi dei privati. Cosa cambierebbe? La  proposta della CDL è talmente sintetica da lasciare aperte tutte le domande.

2)  Incremento degli investimenti pubblici in ricerca pubblica e privata.

COMMENTO: Fantastico. Di quanto? Con quali modalità? Con quali risorse? Sarebbe una proposta? Così ero capace anch’io a scrivere il programma.

3) Importazione tale e quale dalla Francia in Italia dei 4 "fondi di fondi" per finanziare gli investimenti in ricerca.

COMMENTO: Confesso la  mia profonda ignoranza, ci ho messo un pò a capire a cosa si riferissero i 4 "fondi di fondi " francesi. Se non ho preso un granchio si riferisce ai Fonds National de la Science del governo Francese, che si articolano appunto in 4 grandi programmi. Non conosco a fondo questo sistema, e non sono in grado di commentarlo. Anche ad un analisi rapida però  c’è qualcosa che non va nella proposta di prendere "tale e quale" il modello Francese. In questo modello infatti gioca un ruolo centrale  l‘Agenzia Nazionale della Ricerca ANR, un organismo di coordinamento e valutazione della ricerca  che da noi non esiste (incidentalmente la sua creazione, invocata dalla comunità scientifica, è una della proposte avanzate nel programma dell’Ulivo- vedi post precedente). Insomma, per  copiare il modello francese dovremmo diventare un pò  francesi anche noi, nel senso che ci dovremmo dotare di un organismo paragonabile alla loro Agenzia per la Ricerca, altrimenti difficilmente il gioco reggerebb. Est-il claire? Il programma della CDL però non sembra curarsi molto di ciò.

4)Raddoppio della detassazione degli utili se reinvestiti in ricerca ed innovazione tecnologica.

COMMENTO: Almeno qui il programma della CDL ci dà un indicazione concreta. Non so di quanto sia la dettassazione attuale degli utili reinvestiti in ricerca, e non so neanche se sia mai stata valutata l’efficacia della detassazione attuale,  ma almeno l’idea è quella di raddoppiarla, meglio di niente.

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In conclusione,  il programma della CDL, per quanto riguarda la ricerca, è purtroppo vicina  al vuoto spinto. Delle quattro proposte avanzate su ricerca ed innovazione, la prima  (trasformare le Università in Fondazioni) è a mio avviso sconcertante per la sua ingenuità e povertà di intenti  la seconda, (incrementare-gli-investimenti-punto), è troppo vaga per poter essere presa in considerazione; la terza (copiare il modello francese) è poco credibile, dato che non tiene conto di differenze sostanziali fra i due paesi. Solo l’ultima proposta, raddoppiare la detassazione degli utili investiti in ricerca, sembra plausibile e ragionevole. Troppo poco,anzi praticamente nulla.  E’ così che Berlusconi pensa di risollevare la ricerca Italiana? Sergio Pistoi

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