
Dovete sapere che c’è stato un lungo periodo, all’inizio degli anni 2000, in cui non c’era redattore scientifico a cui non venisse chiesto di inserire un virgolettato di Boncinelli da qualche parte nel pezzo, a prescindere dall’argomento. Lui non si sottraeva mai, vuoi per il suo grande eclettismo, vuoi perché gli piaceva comunque esserci. Nell’ambiente si diceva scherzosamente che se invitato avrebbe partecipato senza battere ciglio anche ad una tavola rotonda sui semi di cucurbitacee alla Sagra del Cocomero, e forse l’ha fatto davvero (lui ci rideva, per questo lo scrivo con affetto). Il suo essere “prezzemolino” per qualche tempo me lo aveva vagamente alienato ma va detto che i suoi commenti raramente erano banali o superficiali, ed erano invariabilmente divertenti e toscanamente graffianti, per chi li sapeva capire.
Ho ripensato ai miei incontri con Edoardo “Dado” Boncinelli, che è mancato in questi giorni, e ne ho concluso che più che incontri sono stati incroci fugaci di traiettoria.
Il primo è stato un maggio a Capalbio, primi anni ’90. Boncinelli non era ancora l’icona divulgo-pop che sarebbe poi diventato, ma un emergente (anche se non giovanissimo) esperto di biologia dello sviluppo, noto nell’ambiente per il suo lavoro pionieristico sui geni omeotici. I capi del mio laboratorio decisero di portare tutti a Capalbio dove si teneva un piccolo meeting, includendo generosamente anche l’ultima ruota del carro che ero io, imberbe tesista di Biologia. Il talk di Boncinelli era uno dei tanti ma già allora si faceva notare, ed è ancora l’unico che ricordo distintamente. Mi colpirono il linguaggio schietto e il piglio ironico, che stridevano alquanto con l’andatura piuttosto incollata e vagamente soporifera del classico meeting scientifico di allora.
Passato io al giornalismo scientifico e lui alla divulgazione (tra le altre cose che ha fatto) l’ho poi reincrociato molte altre volte come intervistato, co-panelist (come qui) o come sempre frizzante commensale a margine di qualche meeting o evento.
Nel lontano 1998 un incrocio divertente che con altri sarebbe andato peggio. Avevo publicato su Tempo Medico la recensione di un suo libro che mi era piaciuto solo a metà e dove segnalavo un evidente errore di distrazione: c’era scritto che la mucca pazza (che allora faceva notizia) era causata da un virus! Qualche tempo dopo ci trovanno nella stessa tavolata ad un evento e lui collegò la recensione al sottoscritto. Anche se dalla sua mimica felina traspariva che gli giravano per il “refuso”, non diede a vedere il minimo fastidio di fronte alla critica di un tizio sconosciuto (io) che aveva scritto fino ad allora tre articoletti in croce. Finì in una risata e lui attribuì ovviamente la colpa dell’errore a qualche redattore.
Il suo carattere sornione era leggendario. Un aspetto curioso che forse ho notato solo io, ma mi ha sempre divertito era la sua capacità di assopirsi durante le tavole rotonde quando parlavano gli altri, ma di riprendere perfettamente il filo del discorso appena toccava a lui, con osservazioni argute che tenevano conto di tutto quello che era stato detto. Pareva non essersi perso neanche una parola- oppure aveva le idee talmente chiare da sapere in anticipo cosa avrebbe detto tizio o caio. Non l’ho mai capito.
Per lui che arrivava dalla Fisica ma che aveva lavorato vent’anni nel campo allora pionieristico della genetica molecolare, con un lungo sodalizio con Antonio Simeone, un altro grande della Biologia italiana, la notorietà scientifica di Boncinelli ebbe un picco ripido legato al lavoro fondamentale sugli omeobox – sequenze di DNA che dirigono lo sviluppo embrionale- per poi calare quasi altrettanto velocemente negli anni a venire. La mia personale spiegazione – forse errata- è che semplicemente si era stufato di fare sempre la stessa cosa- come molte persone dall’intelligenza fuori dal comune- dedicandosi alle altre sue passioni: divulgazione, scrittura, psicoanalisi, citando solo quelle che conosco.
Nel mondo iper-targettizzato e verticale di oggi dove l’eclettismo è sistematicamente penalizzato e se fai un contenuto appena fuori dal recinto gli algoritmi ti massacrano, la figura di Boncinelli resterà un esempio raro e invidiabile di chi ha voluto e saputo fare le cose che gli piacevano.