Pensavo fosse Amore invece è solo un claim - Sergio Pistoi- Scienza e Comunicazione


Pensavo fosse Amore invece è solo un claim

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La pace come pacchetto di comunicazione

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Con l’invasione dell’Ucraina si è chiusa – almeno provvisoriamente- la fase in cui leader politici, giornalisti, opinionisti e agitatori del popolo potevano apertamente sostenere putin e la sua politica fino al punto di indossare- letteralmente- la sua maglietta.

Per i Telecomandati europei di putin il cheerleading alla luce del sole non sarebbe più socialmente e politicamente accettabile e risulterebbe controproducente, isolando chi lo pratica dai dibattiti che contano. Questo lo capiscono anche gli strateghi del cremlino con la testa quadrata, il polonio nella caffettiera e la manona insanguinata di putin poggiata sulla spalla.

E così vediamo da tempo i Telecomandati di tutta Europa adottare in blocco la nuova strategia: quella di aderire nominalmente al blocco anti-putin, così da non perdere trazione mediatica, lavorando allo stesso tempo di interdizione, erosione, sabotaggio per indebolire l’azione occidentale.

Confondere, dividere e indebolire: i soliti vecchi cardini su cui poggia la strategia di comunicazione del cremlino verso l’Occidente.
Alcune parole-chiave irradiate dagli spin doctors russi sono strumentali alla strategia degli ultimi mesi e popolano i discorsi dei Telecomandati. Una di esse è:”Pace

Salvini, Conte, il neo-presidente della camera, i finti esperti dei talk show, Le Pen e i tanti, troppi megafoni di putin in occidente parlano tutti di “pace”. Lo fanno con formule adattate alle diverse realtà culturali geografiche, ma con messaggi sostanzialmente analoghi e prefabbricati.


Nell’accezione di costoro, “pace” non è intesa come logico e auspicabile obbiettivo di equilibrio e stabilità, di giustizia tra aggredito e aggressore e di difesa, bensì come forma di bieca arrendevolezza di fronte all’aggressore. Come miraggio astratto che livella e mette tutti sullo stesso piano. E’ la pace (con la minuscola) del bidello che ferma la rissa (“basta! Fate la pace!”) solo quando vede che il bullo della scuola le sta prendendo, inaspettatamente, dalla sua vittima.

Per un regime come quello russo, che ha iniziato una guerra ingiustificata, che saccheggia, uccide e deporta civili inermi, sembra controintuitivo e cinico spingere il concept di “Pace”. Ma ha un senso sul piano comunicativo. 


Parlare genericamente di “pace” infatti vuol dire tutto e niente, e ha una connotazione emotiva che sposta l’asse dalla discussione razionale a quella di pancia, cosa che aiuta moltissimo l’obiettivo della propaganda russa che-ricordiamolo- non è convincere ma confondere.

Mi occupo per lavoro di comunicazione ed ecco come ragionerei se fossi uno spin-doctor russo con la testa quadrata e la caffettiera al polonio:

– Fare appello al valore della “Pace” significa automaticamente mettersi in una posizione di superiorità morale. Chi non vorrebbe la Pace? Poco importa che non si spieghi come: anche solo citare la pace aiuta a sostenere posizioni e a mettere gli altri in apparente svantaggio morale trasformandoli automaticamente in guerrafondai.

– Fare appello alla “pace” è un modo sottile per rilanciare e amplificare impunemente le minacce nucleari del cremlino e la prospettiva (improbabile) di una terza guerra mondiale. “Avrà anche torto ma facciamo la pace prima che quel pazzo ci distrugga tutti!” Questo è un altro pezzo della strategia di comunicazione di putin atta a impaurire, indebolire, e sfiancare l’opinione pubblica europea.

– Il tema della “pace” è perfetto per giustificare il vero “call to action” che viene richiesto ai Telecomandati: usare tutta la leva possibile per sabotare, indebolire e rallentare le misure occidentali, in primis l’invio di armi e aiuti militari all’Ucraina e le sanzioni alla russia. Le magliette indossate dai più famosi Telecomandati, ancora prima della guerra, parlavano non a caso di sanzioni: quello che più fa male a putin e che lo mette – oggi lo vediamo sempre più- in difficoltà enorme.

– A chi è talmente spaventato, vigliacco o menefreghista da dire: “lasciamo che l’Ucraina si arrangi!” l’ appello alla “pace” fornisce un’utile giustificazione morale. Non lo si fa per cattiveria o vigliaccheria, ma per la “pace” che -sottinteso- “è meglio anche per loro”! Poco importa se in questa “pace” la vittima verrebbe massacrata e l’Occidente perderebbe sul piano economico e geopolitico.

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Poco importa che quella dei Telecomandati sia una pace con la Z  stampata sopra e  creata a tavolino come parte di un pacchetto di comunicazione. Una specie di supercazzola con l’arcobaleno fatta per confondere. Una pace che dovrebbe placare la furia di un aggressore il quale  ha lo scopo dichiarato di annientare l’aggredito e chiunque lo aiuti. 

Alla luce degli sviluppi militari, poi, qualunque ipotesi di pace che non preveda il   ritiro incondizionato della russia dai territori invasi sarebbe un successo per gli spin doctor russi con la testa quadrata. La russia ha infatti  iniziato una guerra e la sta perdendo clamorosamente sul campo.


La formazione di un blocco occidentale relativamente compatto non era forse del tutto prevista all’inizio dagli strateghi russi, che non perdono occasione di dichiararsi delusi dalla mancanza di fedeltà da parte di paesi “amici” come l’italia dove hanno investito così tanto. In queste dichiarazioni si legge peraltro un classico messaggio mafioso rivolto ai Telecomandati: ricordate che abbiamo in mano le carte, chi sgarra lo sputtaniamo pubblicamente.

La strategia comunicativa del cremlino è elementare, brutale e senza fantasia, come molte cose che arrivano da quella dittatura. Ma funziona e soprattutto sembra ancora avere una certa capacità di adattamento, seppure grossolana.

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