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Nella giungla della comunicazione il bambino nel bosco sei tu.

Di fronte ai contenuti divisivi siamo sperduti e senza difese cognitive. E forse non lo sappiamo

Haensel Gretel
Ogni mattina un media manager stipendiato da un partito politico, da qualche autocrazia o da entrambe si sveglia sapendo che si dovrà far venire in mente un contenuto in grado di triggerare gli utenti delle piattaforme. Ogni mattina, una o più agenzie di “comunicazione” aspettano di ricevere quell’input per poi amplificarlo sulle piattaforme a botte di sponsorizzate e con legioni di bot e commentatori a libro paga che cercano di rendere quel contenuto virale.

Ogni giorno- credetemi: ogni giorno- c’è chi prova a lanciare un contenuto divisivo e triggerante sperando che faccia breccia sugli animi, ma soprattutto sugli algoritmi, e diventi virale, suscitando rabbia, indignazione, bava alla bocca, opinioni inutili e non richieste. Tutta roba utile a creare spaccature, divisioni, polarizzazioni da sfruttare abilmente. Oppure a distrarre in un certo preciso momento. Come funziona l’ho già descritto molte volte, non ci tornerò.

Spesso va male: molti contenuti non decollano e smettono di propagarsi, come un’epidemia che ha abortito. I motivi sono tanti, ma il cimitero dei memi che nin ce l’hanno fatta è grande-e chissà forse in qualche drive di qualche agenzia lo potresti anche visitare.
Ogni tanto qualche contenuto decolla, e allora arriva anche sulla tua bacheca. E tu, che pensi di essere una persona intelligente, razionale, abituata a usare gli strumenti tecnologici, ci caschi come un pollo. Magari la comunicazione la fai pure di lavoro, e ci caschi lo stesso perchè alla fine sei un povero Sapiens, e il tuo cervello è lo stesso dei tuo antenati che popolavano le savane.

E allora commenti, dici la tua, trasmetti al mondo non già informazioni utili ma solo la tua opinione, i tuoi sentimenti, come se il mondo, gli altri, ne avessero bisogno.
Perchè tutti di colpo si sentono obbligati a scrivere qualcosa su una famiglia nel bosco? Perchè è un meme che ce l’ha fatta. Da qualche parte, un media manager si è svegliato quella mattina e ha detto: “toh, proviamo un po’ a spingere questa storia di cronaca. Ha potenziale virale, farà discutere, tutti si sentiranno autorizzati a dire la loro. Metà sarà d’accordo metà no- il che è perfetto per creare polarizzazione anche dove non c’era. Proviamoci!”

Tu pensi di essere razionale, intelligente, di avere cose da dire ma stai solo rispondendo ad uno stimolo prederminato da qualcuno. Sei vittima del FOMO, la tua paura innata di restare fuori dai giochi. La tua risposta ti metterà nel campo A o nel campo B, e avrai contribuito agli obiettivi di gente che di solito schifi. Gente a cui dai degli idioti, dei corrotti, delle merde ma lo fai commentando i loro post, condividendo e diffondendo i loro contenuti e contribuendo così a renderli rilevanti.

Pensi di essere persona preparata e onesta, e sicuramente lo sei. Ma senza volerlo diventi un piccolo strumento di diffusione dell’odio, dalla polarizzazione e della disinformazione. Perchè non hai interessi tuoi ma segui il flusso, il trend, l’agenda degli altri. E perchè non hai pazienza, attenzione, voglia di capire come funziona, anche se gli altri te lo spiegano. I tuoi istinti basilari prendono il sopravvento.

Ora fermati, guardati allo specchio e chiediti : quanto davvero me ne frega di quella faccenda? E se sì, devo per forza parlarne qui? Ho qualcosa di davvero originale da trasmettere? E perchè di colpo tutti ne parlano? E perche’ fra poco tutti, di colpo, parleremo d’altro?

Il bambino nel bosco sei tu. Sperduto e senza difese cognitive nella giungla dei media, preda dei lupi. Solo che ancora non l’hai capito. E forse non lo capirai mai.

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