Ho usato il metodo scientifico. E mi sono abbronzato. - Giornalismo scientifico e comunicazione.


Ho usato il metodo scientifico. E mi sono abbronzato.

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Prima di partire per la mia giornata al mare (2h andata e 2h al ritorno) come sempre ho guardato le previsioni. Pessime per la Toscana. Allarme giallo e temporali nelle zone interne, fino a pochi km dalla costa. Ma sul litorale di Baratti la previsione era sole pieno (lo vedete quello spazio bianco davanti all’Elba?).
E allora sono partito, fidandomi delle previsioni. Ho passato una giornata senza una nuvola, mentre pochi chilometri all’interno pioveva a scatafascio.
Culo? No. Scienza e tecnologia applicate bene.

Una semplice previsione meteo oggi è frutto di migliaia, forse milioni di datapoint di boe, anemometri, stazioni meteo sul territorio, satelliti che confluiscono in un modello matematico, insieme alle serie storiche e a chissà quanto altro. Una previsione che magari, dopo, verrà confrontata con il meteo reale per istruire e migliorare il modello. Il tutto supportato dalla conoscenza e dalla ricerca nel campo dei fenomeni meterologici, che a sua volta mette insieme fisica, scienze della terra, oceanografia e molte altre discipline.


OK, lo ammetto, c’era anche un po’ di culo. Perché i modelli sono probabilistici e non ci azzeccano sempre. Come tutte le attività scientifiche, e come tutte le attività umane. Altre volte mi sono ritrovato sotto la pioggia, alla faccia dei modelli.

Ma questi sistemi, se usati bene, sono la cosa che funziona meglio. Quella che a scommetterci i soldi ti darebbero la maggiore probabilità di vincere.

Meglio che ascoltare i reumatismi, meglio che telefonare al chiosco sulla spiaggia e chiedere al vecchio lupo di mare (i veri lupi di mare oggi guardano il meteo, e anche con attenzione, gli altri sparano a caso). Meglio insomma di tante altre cose.

Non esiste la perfezione, esistono gradi più o meno buoni di approssimazione.

Vi dico tutto questo perché a fine giornata mi sono fermato un attimo e ho pensato a quello che facevano i nostri nonni, o anche solo a quello che facevamo qualche lustro fa, con metodi e tecnologie meno evolute di oggi.

Ho pensato a quanto sia fico avere un metodo che ti permette di prevedere con buona approssimazione che non pioverà il giorno dopo, in un posto dove ancora non sei neanche arrivato e che neanche vedi con il binocolo, mentre a pochi chilometri viene giù il finimondo.

Lo diamo per scontato, ma non lo è.


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