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Nuove armi contro la TBC

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Le Scienze

Un vaccino ricavato dal DNA dello stesso micobatterio apre una speranza nella lotta a questa piaga globale.

Quello che nei paesi occidentali è ormai un brutto ricordo del passato in quelli più poveri miete ancora due milioni di vittime ogni anno. La tubercolosi, causata dall’infezione da Mycobacterium tuberculosis, è un terribile fardello che grava sui paesi in via di sviluppo, incapaci di sostenere adeguati programmi di cura e prevenzione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che un essere umano su tre sia infettato dal micobatterio, e che dal 5 al 23 per cento di essi (cioè oltre 350 milioni di persone) siano destinati a sviluppare la malattia in forma conclamata. Un nuovo vaccino, ricavato dal DNA dello stesso micobatterio e messo a punto dai ricercatori dell’Università di Pohang in Corea apre una speranza nella lotta a questa piaga globale, aumentando l’efficacia delle terapie attuali, che purtroppo si rivelano spesso insufficienti.

Il classico vaccino BCG, costituito dal micobatterio inattivato, è efficace solo nei bambini e non serve a prevenire la malattia se, come è spesso il caso, c’è già un infezione latente. Con le attuali cure, i pazienti devono utilizzare un cocktail di antibiotici per molti mesi, cosa che risulta estremamente difficile nei paesi più poveri per ragioni economiche ma, soprattutto, per le carenze logistiche dei sistemi sanitari. Se infatti la cura non viene applicata correttamente e in maniera continua, le ricadute sono frequenti e spesso determinano la resistenza allo stesso antibiotico.

A rendere la situazione ancora più drammatica c’è poi l’AIDS, ormai endemico in molti paesi: l’indebolimento del sistema immunitario causato dal HIV, infatti, moltiplica le probabilità di infezione da parte del micobatterio, tanto che si calcola oggi che almeno un terzo delle morti dovute ad AIDS sia dovuta proprio allo scatenamento di infezioni latenti di TCB. Un altro problema, infine, è la diffusione di micobatteri resistenti agli antibiotici tradizionali che costringe ad usare farmaci di “seconda linea” talmente costosi da risultare improponibili per chi vive in paesi poveri.

Per i loro esperimenti, i ricercatori coreani hanno diviso i  topi da laboratorio, preventivamene infettati con il micobatterio, in due gruppi: al primo hanno praticato soltanto un trattamento antibiotico, mentre al secondo gruppo hanno somministrato una combinazione di antibiotico e di DNA dello stesso micobatterio, codificante per due proteine del microorganismo. Negli topi trattati con il vaccino a DNA la risposta immunitaria è stata decisamente efficace, tanto che le ricadute sono state completamente annullate. Anche quando gli stessi animali venivano reinfettati con una nuove dose di batterio, cosa che purtroppo avviene comunemente per chi vive in zone dove la TBC è endemica, le ricadute sono state drasticamente inferiori rispetto al solo antibiotico.

“A nostra conoscenza, nessun altro vaccino sperimentale ha dimostrato di proteggere in modo efficace dalla reinfezione” affermano gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista scientifica Gene Therapy. Dopo questi primi incoraggianti risultati la speranza è che il vaccino a DNA si possa sperimentare con successo anche nell’Uomo. L’ OMS ha inserito la lotta alla TBC fra le priorità dei prossimi dieci anni, con l’obbiettivo dichiarato di dimezzare l’incidenza e le morti da tubercolosi entro il 2005 e di debellare la malattia entro il 2050. Nella lotta alla TBC è sceso in campo perfino il magnate Bill Gates e la ricchissima fondazione che porta il suo nome. I fondi per andare avanti, almeno quelli, non dovrebbero mancare.

© Sergio Pistoi, Le Scienze Marzo 2005

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