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Cloni con le ali

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Le Scienze

Clonato il moscerino della frutta.

Non tutti i cloni riempiono le prime pagine dei giornali. Perché, ad esempio, il primo clone volante, da poco entrato nella lista degli “animali fotocopia” ottenuti tramite la tecnica del trasferimento nucleare, la stessa usata per ottenere la pecora Dolly, ha meritato soltanto poche e distratte righe sui media non specialistici?

Forse perché l’animale in questione, di cui un gruppo di ricercatori dell’Università canadese di Dalhousie ad Halifax, hanno finora ottenuto dodici esemplari geneticamente identici, non è un rapace in via di estinzione, né un pollo (alla cui clonazione stanno lavorando alacremente alcune compagnie) bensì la Drosophila, il comune moscerino della frutta, un insetto per nulla pregiato e anche piuttosto fastidioso.

“Il nostro scopo non è evidentemente aiutare i moscerini a riprodursi, lo fanno già troppo bene da soli”, ha spiegato scherzosamente Vett Lloyd, la ricercatrice che ha guidato il gruppo canadese, il cui studio è pubblicato ad ottobre sul sito della rivista della Società Americana di Genetica Genetics. La speranza, invece, è che dallo studio di questi insetti si possano ricavare indicazioni importanti per migliorare il successo della clonazione nei mammiferi e nell’uomo (in quest’ultimo caso non a fini riproduttivi, ma per ricavarne cellule staminali a fini terapeutici). Per ogni clone di mammifero ottenuto finora, infatti, centinaia di altri muoiono prima della nascita a causa di gravi problemi di sviluppo. Si pensa anche che molti cloni adulti soffrano di disturbi come l’invecchiamento precoce e l’artrite, che avrebbero afflitto anche l’arcinota Dolly. Secondo le teorie più recenti, la chiave del problema sta nella cosiddetta riprogrammazione genetica, una sorta di “riformattazione” del genoma che avviene negli embrioni normali ma non nei nuclei adulti da cui si ottengono i cloni.

La scelta della Drosophila non è casuale: per quanto meno glamour di altri animali, questi moscerini sono usate come modello di studio fin dal 1908, quando Thomas Hunt Morgan se ne servì per stabilire le basi della genetica moderna, e negli ultimi vent’anni hanno permesso di chiarire i meccanismi molecolari di sviluppo embrionale, che risultano straordinariamente conservati durante l’evoluzione dagli insetti all’uomo. Anche se le Drosophile ottenute dai ricercatori canadesi derivano da nuclei di embrioni e non di adulti, come nel caso di Dolly, anche nei moscerini la nascita di cloni sani si è rivelata un evento raro, suggerendo che esistano meccanismi di riprogrammazione comuni fra insetti e mammiferi.

“Il meccanismo principale, chiamato de-metilazione [la rimozione di “etichette” chimiche chiamate metili dal genoma] esiste sia nei mammiferi che negli insetti”, spiega Valerio Orlando, ricercatore all’ Istituto Dulbecco-Telethon a Napoli. “Lo studio della Drosophila offre enormi vantaggi pratici, pur tenendo conto delle tante differenze che esistono con i mammiferi”, conclude Orlando.

 

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