{"id":219,"date":"2005-08-01T19:18:30","date_gmt":"2005-08-01T17:18:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/il-riso-che-abbonda"},"modified":"2023-02-07T12:28:06","modified_gmt":"2023-02-07T11:28:06","slug":"il-riso-che-abbonda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/il-riso-che-abbonda\/","title":{"rendered":"Il riso che abbonda"},"content":{"rendered":"<p>Le Scienze<br \/><!--more--><br \/><em>Ottenere una pianta di riso con una resa pi\u00f9 alta che non ceda sotto il peso stesso dei suoi semi: ci sono riusciti ricercatori giapponesi.<\/em><\/p>\n<p>Ottenere una pianta di riso con una resa pi\u00f9 alta non \u00e8 una cosa facile, anche con le moderne tecniche di ingegneria genetica. Ancora pi\u00f9 difficile \u00e8 crearne una che non ceda sotto il peso stesso dei suoi semi, affondando nell&#8217;acqua e marcendo inesorabilmente. Se si pensa che il riso fornisce quasi un quarto delle calorie consumate dall&#8217;uomo in tutto il pianeta, l&#8217;importanza di questa sfida \u00e8 ancora pi\u00f9 chiara.<\/p>\n<p>Un gruppo di ricercatori giapponesi \u00e8 riuscito in questa doppia impresa combinando abilmente le tecniche classiche di incrocio con le pi\u00f9 sofisticate conoscenze di genetica. Il prodotto, una pianta di riso pi\u00f9 corta e carica di semi, non \u00e8, secondo la definizione corrente, un organismo geneticamente modificato, perch\u00e9 \u00e8 il frutto di incroci e non dell&#8217;inserzione di geni esterni, provenienti da altri organismi.<\/p>\n<p>Gli autori dello studio- Motoyuki Ashikari e i suoi colleghi della Nagoya University di Yokohama, insieme a ricercatori del prestigioso RIKEN, nella stessa citt\u00e0 &#8211; sono partiti dalla mappa del genoma di riso, da poco completata, alla ricerca di geni in grado di favorire la resa della pianta. Hanno invece trovato un gene dall&#8217;effetto opposto: la proteina prodotta da questo gene ha infatti il compito di degradare un ormone essenziale per la crescita, la citochinina. Quando la proteina \u00e8 meno attiva, lascia intatto pi\u00f9 ormone, migliorando la resa dei semi: come hanno verificato i ricercatori giapponesi, \u00e8 quello che avviene in nel riso Habataki, una variet\u00e0 corta ma ricca di semi. Hanno cos\u00ec incrociato ripetutamente la Habataki con una variet\u00e0 pi\u00f9 alta ma povera di semi, analizzando ad ogni incrocio le piante risultanti e reincrociando solo quelle che avevano ereditato la versione &#8220;Habataki&#8221; del gene anti-ormone. Allo stesso modo, per aumentare la resistenza, hanno selezionato e reincrociato le piante che avevano ereditato dalla Habataki una particolare zona di DNA, responsabile della sua corta statura. E&#8217; stato un lavoro paziente, che ha richiesto l&#8217;analisi di oltre 14 mila piante, ma alla fine le piante ottenute dai ricercatori avevano il 26 per cento in pi\u00f9 di semi rispetto ed erano pi\u00f9 resistenti rispetto alla variet\u00e0 di partenza.<\/p>\n<p>Il lavoro dei ricercatori giapponesi dimostra che \u00e8 oggi possibile abbinare le tecniche di incrocio, vecchie come il mondo, con le conoscenze pi\u00f9 avanzate della genetica, selezionando cos\u00ec in tempi molto pi\u00f9 rapidi le variet\u00e0 con le caratteristiche desiderate. Pur supportando l&#8217;uso di piante geneticamente modificate, gli autori del lavoro intendono ora proseguire su questa strada, che permette loro di utilizzare variet\u00e0 selvatiche che sono pi\u00f9 adatte a tollerare le loro specifiche condizioni geografiche e ambientali. \u00abScoprire i geni pi\u00f9 utili, migliorare le caratteristiche favorevoli ancora nascoste nel genoma delle piante e applicare queste scoperte agli incroci aprir\u00e0 la strada a una nuova rivoluzione verde\u00bb, concludono gli autori.<\/p>\n<p>\u00a9 Sergio Pistoi, Le Scienze, Agosto 2005<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n\n<!-- wp:themify-builder\/canvas \/-->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><b>Le Scienze<\/b><\/p>\n<p>\nRiso OGM che rende: ci sono riusciti ricercatori giapponesi.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0},"categories":[11],"tags":[98,105,129,469,463],"aioseo_notices":[],"builder_content":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/219"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=219"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/219\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2821,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/219\/revisions\/2821"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=219"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=219"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=219"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}