{"id":197,"date":"2002-05-29T17:33:46","date_gmt":"2002-05-29T15:33:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/uomini-fotocopia-contro-la-caduta-dei-capelli"},"modified":"2023-02-07T15:24:57","modified_gmt":"2023-02-07T14:24:57","slug":"uomini-fotocopia-contro-la-caduta-dei-capelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/uomini-fotocopia-contro-la-caduta-dei-capelli\/","title":{"rendered":"Uomini fotocopia contro la caduta dei capelli"},"content":{"rendered":"<p>Le Scienze<br \/><!--more--><br \/>Gemelli identici fungono da cavie per testare i nuovi farmaci per la calvizie.<\/p>\n<p>I gemelli Terry e Perry Carlile non hanno in comune solo lo stesso DNA, una moglie che si chiama Pamela ( non la stessa, ci tengono a precisare!) e un eccezionale senso dell&#8217;umorismo. Ad accomunarli c&#8217;\u00e8 anche il fatto di aver cominciato a perdere i capelli gi\u00e0 prima dei trent&#8217;anni. O meglio, cos\u00ec era prima che Terry e Perry diventassero la prova vivente dei progressi nello studio e la cura della calvizie comune, o alopecia androgenica, che colpisce il 20 per cento degli uomini sotto i trent&#8217;anni, e affliggere oltre la met\u00e0 degli ultracinquantenni.<\/p>\n<p>Insieme ad altre otto coppie di gemelli affetti dallo stesso disturbo, i fratelli statunitensi hanno infatti partecipato ad uno studio clinico in &#8220;doppio cieco&#8221; durato un anno, durante il quale un fratello di ogni coppia ha assunto un farmaco, la finasteride, e l&#8217;altro un placebo. I risultati della sperimentazione, pubblicati a Gennaio sulla rivista European Journal of Dermatology, sono stati presentati lo scorso Febbraio a Siviglia durante un seminario internazionale sull&#8217;alopecia androgenica, insieme ad alcune delle &#8220;cavie&#8221; coinvolte. E oggi Perry, che ha assunto il farmaco, ha una &#8220;chierica&#8221; pi\u00f9 piccola del suo gemello, e ha smesso di vedere i suoi capelli cadere come foglie morte sul cuscino. &#8220;I gemelli identici forniscono un modello ideale per lo studio di malattie come l&#8217;alopecia androgenica, che hanno una forte base genetica &#8220;-spiega Dow Stough, principale autore della ricerca. Dal punto di vista visivo i risultati dell&#8217;esperimento non sono eclatanti &#8211; in alcune coppie le differenze sono appena visibili- ma hanno il pregio di essere supportati da dati scientifici oggettivi come la conta fotografica dei capelli, e parametri soggettivi, come l&#8217;autovalutazione dei pazienti. Inoltre, un altro studio su 1200 pazienti (non gemelli), durato 5 anni e pubblicato sulla stessa rivista di dermatologia conferma che nel 90% degli uomini trattati la perdita dei capelli si \u00e8 arrestata, mentre \u00e8 proseguita senza piet\u00e0 in tutti quelli che hanno preso il placebo. Il trattamento, insomma, non promette di far ricrescere i capelli, ma sembra in grado se non altro di fermarne la perdita a chi ancora ne ha.<\/p>\n<p>Rari -secondo gli autori- gli effetti indesiderati: una diminuzione della libido si osserva in circa l&#8217;1 per cento dei casi ma l&#8217;effetto tende a scomparire negli anni, ed \u00e8 comunque reversibile se si interrompe la cura. Bisogna per\u00f2 dire che entrambi gli studi provengono dai laboratori della stessa industria farmaceutica che produce la finasteride; vedremo perci\u00f2 se questi risultati verranno confermati da studi indipendenti. Dopo essere stata per secoli appannaggio esclusivo di imbonitori da fiera e oggetto di innumerevoli rimedi di dubbia efficacia, molti dei quali tuttora abbondano, lo studio della calvizie \u00e8 oggi un campo su cui la ricerca farmaceutica investe importanti risorse, attirata dall&#8217;enorme mercato offerto dalle molecole anti-caduta.<br \/>Si \u00e8 cos\u00ec scoperto che il maggiore colpevole dell&#8217;alopecia androgenica \u00e8 un ormone maschile chiamato di-idrotestosterone (DHT), che ha origine dalla trasformazione del pi\u00f9 noto testosterone effettuata da un enzima chiamato 5-alfa reduttasi [si veda l&#8217;articolo: Capelli, perch\u00e9 crescono perch\u00e9 cadono, di R. Rusting, Le Scienze 396, Agosto 2001].<\/p>\n<p>Durante la vita embrionale il DHT \u00e8 fondamentale per determinare la differenziazione degli organi genitali maschili, ma dopo la nascita lo stesso composto, oltre a non avere pi\u00f9 nessuna funzione nota costituisce un fastidioso &#8220;prodotto di scarto&#8221;. In persone geneticamente predisposte, il DHT ha l&#8217;effetto di atrofizzare i follicoli piliferi, causando la progressiva perdita dei capelli, e pu\u00f2 agire sulla prostata, causandone l&#8217;ipertrofia (ingrossamento) dopo i 40 anni. Inizialmente sviluppata per la cura dell&#8217;ipertrofia prostatica, la finasteride \u00e8 stata poi &#8220;riciclata&#8221; a basse dosi per il trattamento dell&#8217;alopecia androgenica, ed \u00e8 attualmente uno dei due soli farmaci ufficialmente autorizzati per il trattamento di questo disturbo. Grazie alla sua struttura chimica, che imita quella del testosterone, la finasteride \u00e8 in grado di tenere occupato l&#8217;alfa reduttasi, bloccando cos\u00ec la produzione di DHT.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 anche una buona notizia per i capelloni: la scienza sfata la leggenda metropolitana secondo cui i calvi sarebbero sessualmente pi\u00f9 &#8220;vigorosi&#8221; perch\u00e9 pi\u00f9 ricchi di testosterone. La tendenza alla alopecia non ha infatti alcun rapporto con la quantit\u00e0 di testosterone nel sangue, ma probabilmente dipende dalla diversa attivit\u00e0 dell&#8217;alfa reduttasi, e da una diversa sensibilit\u00e0 genetica all&#8217;azione del DHT<\/p>\n<p>\u00a9 Sergio Pistoi 2002<\/p>\n\n<!-- wp:themify-builder\/canvas \/-->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><b>Le Scienze<\/b><\/p>\n<p>\nGemelli identici fungono da cavie per testare i nuovi farmaci per la calvizie.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0},"categories":[11],"tags":[272,463],"aioseo_notices":[],"builder_content":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/197"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=197"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/197\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2878,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/197\/revisions\/2878"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=197"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=197"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=197"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}