{"id":1823,"date":"2017-04-21T20:19:49","date_gmt":"2017-04-21T18:19:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/?p=1823"},"modified":"2017-04-22T15:57:55","modified_gmt":"2017-04-22T13:57:55","slug":"giornalista_scientifico_cercasi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/giornalista_scientifico_cercasi\/","title":{"rendered":"AAA. Qualcuno mi cercava?"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-2781\" src=\"https:\/\/www.greedybrain.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/p03vj02y-1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"839\" height=\"472\" \/><\/p>\n<p>Cara Antonella Viola,<\/p>\n<p>eccomi qua. Forse non mi conosci, ma rispondo al tuo annuncio da poco apparso sul\u00a0<a href=\"http:\/\/www.unipd.it\/ilbo\/aaa-giornalismo-scientifico-cercasi\">Giornale dell\u2019Universit\u00e0 di Padova<\/a>\u00a0(<em>AAA giornalismo scientifico cercasi<\/em>) dove lamenti lo stato esecrabile della comunicazione, chiedendoti: &#8220;<em>dove sono i giornalisti scientifici&#8221;?<\/em><\/p>\n<p>Beh, eccone uno. Per esempio.<\/p>\n<p>Mi permetto di darti del tu perch\u00e9 siamo colleghi, o almeno lo siamo stati finch\u00e9 ho lavorato come ricercatore, prima di dedicarmi alla comunicazione scientifica, pur mantenendo felicemente sempre almeno un piede nei laboratori.<\/p>\n<p>Fino al 2010 ho contribuito come consulente alla comunicazione scientifica e al monitoraggio della ricerca Telethon, una delle organizzazioni \u00a0che ha premiato i tuoi meritevoli progetti scientifici. Un giorno di qualche anno fa ero proprio al V<a href=\"http:\/\/fondbiomed.it\/vimm\/antonella-viola\/\">.I.M.M<\/a>., l\u2019ottimo istituto di ricerca dove \u00a0lavori, a tenere un workshop di comunicazione per i giovani ricercatori.<\/p>\n<p>Questo per dirti che, anche se facciamo mestieri diversi, non ti scrivo dalla Luna ma da un mondo tutto sommato vicino al tuo, alla tua formazione e sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Quello che ti racconter\u00f2 \u00a0forse non ti piacer\u00e0 e non ti trover\u00e0 d\u2019accordo ma \u00e8 l\u2019analisi tecnica di un giornalista e comunicatore che \u00e8 anche ricercatore, da sempre innamorato della scienza e dei suoi complessi risvolti. Una voce indipendente e, credo, sufficientemente temprata nell\u2019agone comunicativo.<\/p>\n<p>Il tuo titolo-annuncio amaramente ironico cela \u00a0in realt\u00e0 (per chi non l&#8217;ha letto) un \u00a0<a href=\"http:\/\/www.unipd.it\/ilbo\/aaa-giornalismo-scientifico-cercasi\">\u00a0commento accurato e sinceramente preoccupato sulla disinformazione scientifica<\/a>\u00a0e il \u00a0\u201cbombardamento\u201c di articoli e trasmissioni deliranti dove la scienza \u00e8 maltrattata e comunicata in modo demenziale.<\/p>\n<p>Se fosse solo questo, il tuo sfogo sarebbe un&#8217; incontrovertibile (e condivisibile) cronaca dei fatti. Che tuttavia, lo dico senza ironia, si aggiungerebbe al chilometrico <em>cahier de dol\u00e9ances<\/em> di accademici che in vent\u2019anni, da quando faccio questo lavoro, mi \u00e8 capitato di sentire. Perch\u00e9 &#8211; e questa \u00e8 una prima notizia che devi sapere- il bombardamento di cavolate scientifiche non \u00e8 recente come scrivi e non nasce neanche con Facebook, anzi.<\/p>\n<p>Nei miei ventennali archivi c\u2019\u00e8 ormai un piccolo esercito di arrabbiatissimi scienziati che, quando i social erano ancora fantascienza, gi\u00e0 deplorava la dilagante disinformazione scientifica nei media usando parole che potrebbero essere la fotocopia delle tue, per poi tornare ordinatamente, come \u00e8 giusto che sia, al proprio lavoro. Una \u00a0sequela di sfoghi accademici \u00a0che per\u00f2 hanno sempre lasciato le cose\u00a0 com&#8217;erano, anzi forse un po\u2019 peggio. Perch\u00e9 lo sfogo \u00e8 legittimo, ma (lo dico sempre con grande rispetto) commentare pubblicamente un argomento che non si conosce, che si tratti di scienza, vaccini, calcio o comunicazione, \u00e8 sempre sbagliato e talvolta dannoso.<\/p>\n<p>Nel tuo articolo ritrovo purtroppo alcuni luoghi comuni che gli scienziati, anche quelli bravi e in buona fede come te, trovano irresistibili ma che risultano infondati e, peggio mi sento, sfociano in uno schema ripetitivo ben noto a chi fa questo mestiere.<\/p>\n<p>Il primo <em>clich\u00e8<\/em>\u00a0 consiste nell&#8217;osservare i disastri dei media e concludere che non esistono bravi professionisti nel giornalismo scientifico. Alla domanda retorica (\u201c<em>Dove sono i giornalisti scientifici?<\/em>\u201d &#8211; la risposta implicita \u00e8 ovviamente: non ci sono!) \u00a0segue una soluzione apparentemente logica \u00a0\u201c<em>C\u2019\u00e8 un disperato bisogno- scrivi- \u00a0di giornalisti scientifici seri e competenti, adeguatamente formati a livello universitario e post-universitario, ed esorto i mezzi di comunicazione a essere responsabili e non affidare dei temi cos\u00ec difficili e cos\u00ec delicati a persone impreparate\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Insomma, \u00a0prima ancora di verificare se davvero ci sia carenza di talenti, si fa gi\u00e0 strada la ricetta: formiamo schiere di giornalisti scientifici, naturalmente all\u2019interno dell\u2019Universit\u00e0, \u00a0e popoliamo con essi il pianeta dell\u2019Informazione!<\/p>\n<p>Cosa c\u2019\u00e8 che non va, mi dirai?<\/p>\n<p>Per cominciare, c\u2019\u00e8 che il ragionamento si basa su una premessa sbagliata. Non \u00e8 vero che non ci siano bravi giornalisti scientifici, anzi.<\/p>\n<p>Chi conosce il mondo della comunicazione scientifica sa bene che in giro ci sono molti professionisti che hanno proprio le caratteristiche di cui parli. Gente preparata, in grado di valutare le fonti e raccontare la notizia scientifica in modo accurato. Gente che conosce e usa Pubmed come dici tu (per inciso, Pubmed \u00e8 solo uno strumento fra tanti, non la bacchetta magica del buon giornalista scientifico come molti ricercatori pensano). Di questi professionisti ne conosco un bel p\u00f2, diciamo abbastanza da soddisfare il fabbisogno italiano dell\u2019informazione scientifica per qualche anno.\u00a0Molti escono da master di ottimo livello, altri, come me, si sono formati con l\u2019esperienza. Se li cerchi, li trovi. Se non li trovi, sar\u00e0 mio piacere fartene conoscere qualcuno.<\/p>\n<p>Dove sono? Con le dovute e notevoli eccezioni, sono quasi tutti freelance, tenuti a debita distanza dalle redazioni che contano. Professionisti seri che, piuttosto che guadagnare 30 o 50 euro per un articolo\u00a0 (perch\u00e9 questi sono i compensi medi) fanno comunicazione in altri modi, altrettanto utili e sicuramente pi\u00f9 sostenibili. Gente che, lontano dei riflettori, e fra un incarico pagato e l&#8217;altro riesce perfino \u00a0a mettere a disposizione, in rete e spesso pro bono, informazioni preziose che contribuiscono a ribaltare in meglio la percezione pubblica, come nel caso di Stamina. Spesso rimediando all\u2019approccio benintenzionato ma comunicativamente devastante di alcuni scienziati.<\/p>\n<p>Insomma, cara Antonella, capisco la tua frustrazione ma guardati intorno. C\u2019\u00e8 bisogno di formare nuove schiere di comunicatori scientifici quando neanche \u00a0si usano quelli che gi\u00e0 esistono? E, soprattutto quali atenei hanno le competenze necessarie per farlo? Anche le mie, se non si fosse capito, sono domande retoriche.<\/p>\n<p>Forse non lo sai, ma a parte due o tre rispettabilissimi corsi \u00a0che tutti nell\u2019ambiente conoscono, la penisola pullula di \u00a0master di comunicazione scientifica fallimentari, tenuti da scienziati con zero titoli in campo comunicativo. Corsi che aprono come funghi sulla base della presunta mancanza di talenti (ma pi\u00f9 spesso per gonfiare l&#8217;offerta formativa) \u00a0e altrettanto rapidamente, quando va bene, chiudono per mancanza di iscritti (perch\u00e8 alla fine neanche gli studenti sono cos\u00ec fessi da pagare per un master di cartone). Potrei \u00a0raccontarti una miriade di case-studies divertenti o agghiaccianti, dipende dai punti di vista.<\/p>\n<p>E qui arrivo al terzo luogo comune che ritrovo, almeno in parte nelle tue parole: l\u2019idea ingenua \u00a0e paternalista secondo cui tutto il problema sta nel\u00a0 passaggio di informazioni dall\u2019esperto al laico, o al giornalista.<\/p>\n<p>\u201c<em>Troppo spesso<\/em>&#8211; scrivi- \u00a0<em>le nostre parole vengono fraintese o addirittura stravolte, e in questo senso dobbiamo tutti fare uno sforzo per evitare che accada, evitando toni sensazionalistici e pretendendo sempre di leggere gli articoli prima che vengano pubblicati. Ma chiudersi sarebbe un errore: mai come ora \u00e8 necessario trovare il giusto modo di comunicare la scienza e spiegare il nostro metodo di lavoro, basato su trasparenza, verifica e consenso della comunit\u00e0 scientifica.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Quello che scrivi \u00a0\u00e8 in parte \u00a0condivisibile, ci mancherebbe, ma \u00a0rispecchia l&#8217;immagine errata che molti scienziati hanno riguardo alla comunicazione.\u00a0Non voglio tediarti con dettagli tecnici, anche se alcune idee \u00a0-leggiamo gli articoli prima che vengano pubblicati!- sono irrispettose dei ruoli e comunque impraticabili nel mondo reale, come pu\u00f2 spiegarti \u00a0qualunque bravo comunicatore. Il punto essenziale \u00a0\u00e8 che la comunicazione pubblica non \u00e8 un mondo a compartimenti stagni dove A parla a B (magari a senso unico) ma un <strong>ecosistema<\/strong> complesso dove l\u2019informazione circola e prende forma.<\/p>\n<p>Non si risolve tutto con lo scienziato che trova \u00a0 le parole e le immagini giuste per trasmettere il messaggio \u00a0ad un interlocutore preparato (anche se la scelta dei messaggi, delle parole delle immagini \u00a0e degli interlocutori \u00e8 importante), ma esiste un<strong>a catena alimentare<\/strong>\u00a0complessa e interdipendente dove le grandi testate, quelle che scrivono quasi sempre le cavolate pi\u00f9 seguite, sono spesso \u00a0i grandi predatori in cima alla piramide.<\/p>\n<p>L&#8217;ambiente accademico fatica a concepire che \u00a0nell\u2019ecosistema dell&#8217;informazione non ci sono soltanto scienziati, giornalisti e un generico pubblico da educare. C\u2019\u00e8 tutto un mondo che, ad esempio, include \u00a0una serie di figure \u00a0esperte (ufficio stampa, consulente, coach, stratega) che conoscono i meccanismi e possono \u00a0fare da cerniera fra scienziati e media. In molti settori questi professionisti sono lo standard. Nella ricerca sono tenuti fuori, vuoi perch\u00e9 i centri accademici non le prevedono o le reclutano male, vuoi perch\u00e9 molti scienziati \u00a0ritengono (a torto) di non averne bisogno.<\/p>\n<p>Il sistema pubblico di ricerca,\u00a0 che pure sbandiera la necessit\u00e0 di formare e utilizzare buoni comunicatori, <a href=\"non%20prevede%20praticamente%20la%20possibilit%252525C3%252525A0%20di%20consulenza%20esterna%20e%20neanche\">non contempla il profilo del comunicatore nell\u2019Abilitazione Scientifica Nazionale<\/a> e sappiamo bene quanto sia poco\u00a0 disposta a utilizzare, e pagare, competenze esterne che gi\u00e0 esistono. Insomma, comunicatori bravi s\u00ec, ma <em>not in my backyard.\u00a0<\/em>I veri professionisti, quelli che potrebbero fare la differenza suggerendo e implementando una strategia efficace, di solito sono tenuti debitamente alla larga dai laboratori. Al massimo vengono richiesti come moderatori o relatori una tantum per un evento, meglio se \u00a0gratuito<em>.<\/em><\/p>\n<p>Cara Antonella, non voglio metterti in mezzo pi\u00f9 di tanto, e non prenderla come una critica personale. Sei una giovane, bravissima \u00a0e affermata ricercatrice ma \u00a0\u00e8 giusto che, dopo esserti pubblicamente espressa \u00a0su un tema che non ti \u00e8 cos\u00ec familiare, tu sappia come funzionano davvero le cose.<\/p>\n<p>Devi sapere che il sistema di ricerca italiano, quello che sta alla base dell\u2019ecosistema, quello\u00a0 in cui anche tu lavori e che genera le storie scientifiche di cui poi gli altri parlano, con una mano sbandiera la necessit\u00e0 di una comunicazione responsabile ed efficace e con l\u2019altra svilisce il lavoro dei bravi professionisti. Li tiene fuori dalla porta, ignorandone l\u2019esistenza e preferendo \u201cformare\u201d professionalit\u00e0 fra le mura di casa dove queste competenze per\u00f2 non ci sono neanche fra i docenti. E&#8217; la generazione spontanea delle competenze. Lo sforna-giornalisti automatico per abiogenesi. Un delirio \u00a0che si avvita su se stesso come le scale di Escher.<\/p>\n<p>Se ti serve \u00a0un esempio fra tanti, puoi fare qualche chilometro da Padova e andare a Trento, dove la Provincia Autonoma ha finanziato \u00a0un <strong>bando da 1,2 milioni<\/strong> di euro per 4 grant destinati a progetti di \u201ccomunicazione della scienza\u201d. 300 mila euro a progetto. Un bel gruzzolo. Riservato per\u00f2 a post-doc a cui non \u00e8 richiesta, per bando, nessuna competenza comunicativa. Non sto dicendo che siano soldi buttati via o che i progetti non saranno validi (questo si vedr\u00e0), ma \u00e8 davvero il sistema giusto?\u00a0 Accetteresti che\u00a0 un grant di ricerca venisse affidato a uno che fa, per dire, l\u2019assicuratore o l\u2019idraulico, senza alcuna competenza scientifica? Quando succede, \u00a0il mondo accademico grida giustamente allo scandalo. Chiss\u00e0 perch\u00e8, \u00a0invece, quando si parla di comunicazione \u00a0tutto fa brodo. In fondo, dai, che ci vuole a comunicare? Qualche mese di formazione e opl\u00e0, ecco un nuovo professionista bello e \u00a0pronto. La generazione spontanea delle competenze nel suo massimo splendore.<\/p>\n<p>Molte Universit\u00e0, e perfino il <a href=\"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/fertility-doomsday\/\">Ministero della Salute<\/a> che dovrebbe dare l\u2019esempio, affogano nella deriva di una c<strong>omunicazione dilettantesca e autoreferenziale<\/strong> senza la minima traccia di strategia.\u00a0La famigerata terza missione universitaria, a cui spesso ci si dedica senza aver completato con successo la prima e la seconda, \u00e8 \u2013 \u00a0con le dovute eccezioni &#8211; quasi sempre appannaggio di accademici e dei loro collaboratori gratuiti o malpagati, con risultati conseguenti.\u00a0Progetti europei milionari di divulgazione sono selezionati da comitati di accademici e affidati a ricercatori senza alcuna competenza comunicativa.<\/p>\n<p>Scienziati che si credono comunicatori, <a href=\"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/sei-un-autore-o-un-comunicatore\/\">quando sono in realt\u00e0 creatori di contenuti<\/a>, continuano ad andare in giro come schegge impazzite senza alcun piano organico, confondendo la divulgazione con la persuasione, lasciando poi ai veri comunicatori il compito ingrato di raccattare i cocci di una percezione pubblica a pezzi.<\/p>\n<p>Sia chiaro: il senso di sfiducia che provi verso molti reporter \u00e8 comprensibile e pure giustificato. L\u2019assenza di un interlocutore preparato e affidabile \u00e8 un fattore di cui bisogna tenere conto quando si decide se concedere o meno un\u2019intervista. Peccato che \u2013nella mia esperienza- pi\u00f9 grande e visibile \u00a0la testata, pi\u00f9 \u00e8 raro che uno scienziato declini un\u2019intervista o un\u2019apparizione TV, pur sapendo \u00a0benissimo che dall\u2019altra parte del microfono magari si trova un cialtrone.<\/p>\n<p>Cara Antonella, scrivi che voi scienziati siete stufi, e hai ragione. Ma se ascolti i miei colleghi bravi, e dai un\u2019occhiata a qualche forum specialistico vedrai che anche da queste parti siamo stufi di sentire, da anni, generazioni di scienziati che si lamentano, magari improvvisandosi esperti di comunicazione, senza guardare cosa succede nelle loro stanze.<\/p>\n<p>Capiamoci: se lo sport \u00e8 quello di dire quanto la comunicazione mediatica faccia schifo, mi iscrivo anche io e potrei \u00a0vincere il campionato. Per quello che mi riguarda, non scrivo un articolo in italiano da un paio d\u2019anni. Dico solo che \u00a0il tempo che molti amici ricercatori passano a \u00a0lamentarsi potrebbe essere meglio impiegato, ad esempio, per dirottare qualche euro per una giornata di formazione seria \u00a0che non sia la solita e piagnosa tavola rotonda sulla comunicazione. Per riflettere sulle figure che esistono nell&#8217;ecosistema e i rispettivi ruoli. Per \u00a0procurarsi una consulenza seria sulle strategie, un&#8217;occasione di coaching, o per finanziare \u00a0un progetto di comunicazione serio.<\/p>\n<p>Dici giustamente che gli scienziati devono aprirsi alla comunicazione: hai ragione. Questo significa tirarsi su le maniche e ammettere di non avere le competenze. Accettare un \u00a0contributo esterno, trovando le risorse per includere professionisti capaci nel processo. Siamo stufi di sentire lamentele da parte dei ricercatori e poi, quando offriamo collaborazione professionale, \u00a0sentirci rispondere le solite menate sulla burocrazia e sulla mancanza di soldi e tempo.<\/p>\n<p>Cara Antonella, se il titolo \u00a0del tuo post (AAA giornalismo \u00a0scientifico cercasi) diventasse una vera offerta di \u00a0lavoro da parte di chi fa scienza, ti assicuro che le cose migliorerebbero assai E\u2019 giusto che tu sappia che esistono tanti bravi professionisti, che sono a disposizione, se solo il sistema di ricerca in cui lavori decidesse di usarli. Te ne posso presentare parecchi, se un giorno come spero ci troveremo davanti ad un buon caff\u00e8.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dove sono i giornalisti scientifici? 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