{"id":1129,"date":"2013-06-14T09:40:41","date_gmt":"2013-06-14T07:40:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/?p=1129"},"modified":"2023-02-07T12:09:44","modified_gmt":"2023-02-07T11:09:44","slug":"se-lo-sceriffo-vuole-il-tuo-dna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/se-lo-sceriffo-vuole-il-tuo-dna\/","title":{"rendered":"Se lo sceriffo vuole il tuo DNA"},"content":{"rendered":"<div>\n<p><a href=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/contenuto\/articolo\/sergio-pistoi\/se-lo-sceriffo-vuole-tuo-dna\/giugno-2013\">da ScienzainRete<\/a>.it<\/p>\n<p>Due recenti decisioni della <strong>Corte Suprema degli Stati Uniti <\/strong>stanno facendo discutere. Si tratta di due cause diverse, senza alcuna correlazione giuridica fra loro, ma con un minimo comune denominatore: entrambe sono destinate a influire in qualche modo sul rapporto fra noi e il nostro DNA. La pi\u00f9 recente, che non ho tempo di approfondire, riguarda la brevettabilit\u00e0 delle sequenze di DNA,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.reuters.com\/article\/2013\/06\/13\/usa-court-genes-idUSL2N0EP0QL20130613?type=companyNews\">con il caso della Myriad Genetics<\/a> che meriterebbe un post a s\u00e9, non fosse altro che per raccontare <strong>l\u2019altalena<\/strong> in borsa delle azioni di Myriad Genetics, di pari passo con le interpretazioni contrastanti della sentenza da parte dei mercati. Vi lascio solo questa immagine:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/files\/2013\/06\/Schermata-2013-06-13-alle-23.52.00.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1130\" title=\"Myriad shares\" src=\"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/files\/2013\/06\/Schermata-2013-06-13-alle-23.52.00.png\" alt=\"Myriad shares BRCA\" width=\"521\" height=\"263\" srcset=\"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/files\/2013\/06\/Schermata-2013-06-13-alle-23.52.00.png 521w, https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/files\/2013\/06\/Schermata-2013-06-13-alle-23.52.00-300x151.png 300w\" sizes=\"(max-width: 521px) 100vw, 521px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La decisione su cui mi soffermo risale invece al 3 giugno scorso. In essa, la Suprema Corte (<a href=\"http:\/\/www.supremecourt.gov\/opinions\/12pdf\/12-207_d18e.pdf\">sentenza Maryland vs King<\/a>) ha stabilito che la <strong>polizia pu\u00f2 legalmente prelevare e analizza<\/strong>re a scopo identificativo<strong> il DNA di chi viene arrestato <\/strong>per crimini gravi. Il DNA entra cos\u00ec a far parte a pieno titolo dell\u2019armamentario identificativo a disposizione di qualunque stazione di polizia (e non solo dell\u2019FBI), insieme alle buone vecchie impronte digitali e foto segnaletiche. Una pratica che fino ad oggi molti consideravano incompatibile con la Costituzione americana.<br \/>A riaccendere il dibattito arriva un articolo\u00a0<a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2013\/06\/13\/us\/police-agencies-are-assembling-records-of-dna.html?pagewanted=1\">del\u00a0 New York Times<\/a> dove si racconta che\u00a0 le polizie locali di tutto il paese\u00a0 da tempo<strong> accumulano database<\/strong> di DNA sempre pi\u00f9 estesi<strong>,<\/strong> molti dei quali provenienti da sospetti di basso profilo. Spacciatori, ladruncoli o rapinatori che hanno accettato il in cambio di uno sconto di pena, pur non essendo accusati di crimini gravi, come prescrive la legge. E\u2019 lecito pensare che chiunque, magari arrestato a torto per un\u2019infrazione, possa vedere il proprio DNA catapultato in una banca dati della polizia. Non \u00e8 sorprendente che in molti giornali la notizia \u00a0sia stata assimilata allo scandalo\u00a0<a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/esteri\/13_giugno_13\/data-gate-allarme-del-nyt-raccolto-dna-di-migliaia-di-americani_5ec43796-d42e-11e2-9edc-429eec6f64c6.shtml\">datagate<\/a> che imperversa oltreoceano, anche se l\u2019accostamento \u00e8 inaccurato.<\/p>\n<p>Pur essendo un sostenitore della privacy, in particolar modo di quella genetica la vicenda raccontata dal\u00a0<em>New York Times<\/em> <strong>non mi sconvolge<\/strong> particolarmente. Certo, l\u2019idea di sputare in una provetta affinch\u00e9 il nostro DNA diventi un file nei computer delle questure pu\u00f2 non essere piacevole, e si pu\u00f2 non essere d\u2019accordo sul principio generale della schedatura individuale. Ma anche le <strong>impronte digitali<\/strong>, quelle <strong>dell\u2019iride<\/strong> e le <strong>foto-tessera<\/strong> che tutti noi depositiamo in prefettura quando chiediamo un passaporto, o lasciamo sui computer delle dogane, vengono gi\u00e0 digitalizzate e inserite nei database della polizia. Passando al DNA il concetto non cambia. O almeno, non cambia finch\u00e9 la polizia si limita a raccogliere, come ha fatto finora, dati esclusivamente identificativi, analizzando zone del DNA estremamente variabili da un individuo all\u2019altro, \u201cimpronte digitali genetiche\u201d da cui non si ricavano informazioni biologiche e predittive.<br \/>Tutt\u2019altro scenario si porrebbe se un giorno le autorit\u00e0 decidessero di utilizzare il nostro DNA per leggere la predisposizione alle <strong>malattie mentali,<\/strong> all\u2019alcolismo, al <strong>comportamento antisociale<\/strong>, informazioni che si possono gi\u00e0 ricavare da un campione genetico, ma in modo ancora troppo vago per essere utile. Questi abusi sono per ora ipotetici e forse per i limiti intrinseci della genetica lo saranno per sempre. Ma \u00e8 certo che qualunque esame del DNA che vada\u00a0<strong>oltre la mera identificazione<\/strong> non dovr\u00e0 mai essere effettuato senza il nostro consenso, e la societ\u00e0 dovr\u00e0 vigilare affinch\u00e9 questa sia una regola assoluta.<br \/>Se si accetta il principio, \u00e8 logico che anche lo sceriffo di contea, o la locale stazione dei carabinieri, vogliano attingere alle migliori tecnologie di identificazione, e il DNA \u00e8 un metodo semplice, sensibile e sempre pi\u00f9 economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/files\/2013\/06\/police-dna.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1131\" title=\"police-dna\" src=\"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/files\/2013\/06\/police-dna.png\" alt=\"\" width=\"276\" height=\"207\" srcset=\"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/files\/2013\/06\/police-dna.png 460w, https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/files\/2013\/06\/police-dna-300x225.png 300w\" sizes=\"(max-width: 276px) 100vw, 276px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019ironia \u00e8 che mentre ci preoccupiamo di cosa fanno i questurini con il nostro DNA, l\u2019evoluzione rapidissima della genetica sta togliendo alle autorit\u00e0 costituite l\u2019appannaggio di questo tipo di raccolta dati, mettendolo nelle mani di\u00a0<strong>chiunque abbia un computer e un po\u2019 di iniziativa<\/strong>.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 allo stato attuale non esistono ostacoli tecnici per cui il sottoscritto, o chi legge questo articolo non possa raccogliere e <strong>analizzare il DNA di amici e conoscenti<\/strong>. Nel 2008\u00a0<a href=\"http:\/\/www.newscientist.com\/article\/mg20127013.800-special-investigation-how-my-genome-was-hacked.html\">due redattori di New Scientist<\/a>dimostrarono come questa impresa sia relativamente facile. Chiunque pu\u00f2 ricavare un profilo genetico da chi, magari ignaro dell\u2019esperimento, viene a casa a bere un bicchiere coprendolo inevitabilmente di minuscole tracce di saliva. Oggi bisogna ricorrere a siti internet specializzati e spendere qualche decina di euro a campione, ma gli apparecchi per l\u2019<strong>analisi casalinga del DNA<\/strong>, di cui oggi esistono vari prototipi (<a href=\"http:\/\/www.washington.edu\/news\/2013\/05\/06\/new-device-can-extract-human-dna-with-full-genetic-data-in-minutes\/\">come questo<\/a>) sono destinati a cambiare le carte in tavola. Fra non molto un ragazzino sar\u00e0 in grado di mettere in piedi una collezione (illegale) di \u00a0profili\u00a0 genetici tale da fare concorrenza \u00a0a quella di una stazione di polizia di media grandezza, sfuggendo facilmente a qualunque controllo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/files\/2013\/06\/swab_mouth_dna.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1132\" title=\"swab_mouth_dna\" src=\"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/files\/2013\/06\/swab_mouth_dna.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"268\" srcset=\"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/files\/2013\/06\/swab_mouth_dna.jpg 400w, https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/files\/2013\/06\/swab_mouth_dna-300x201.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Arriver\u00e0 il giorno in cui, per usare le parole del New Scientist,\u00a0<em>vivremo perennemente come in una puntata di CSI?<\/em> Andremo a cena dagli amici portandoci i bicchieri da casa? Avremo paura di stringere la mano al nostro assicuratore? Per diversi motivi che qui tralascio, ma che racconto nel mio libro sulla\u00a0<a href=\"http:\/\/www.marsilioeditori.it\/libri\/scheda-libro\/3171241\/il-dna-incontra-facebook\">genomica di consumo<\/a>, \u00e8 improbabile che questi scenari catastrofici\u00a0 si verificheranno davvero.<\/p>\n<p>Quello che conta, invece, \u00e8 essere coscienti dei rischi. C\u2019\u00e8 un fatto ad esempio che tendiamo a sottovalutare, ma che gli esperti di sicurezza ci insegnano: i principali nemici della nostra privacy dobbiamo cercarli in <strong>noi stessi<\/strong>, nella nostra incapacit\u00e0 di gestire il flusso delle informazioni che condividiamo, pi\u00f9 che negli altri. Esiste sempre la possibilit\u00e0 che qualcuno ci spii dall\u2019altro, ma il pi\u00f9 delle volte siamo noi ad esagerare. Se postiamo qualcosa di compromettente su Facebook e lo facciamo leggere a tutti, siamo noi i colpevoli, non il Grande Fratello.<br \/>Questa constatazione vale anche per la nuova frontiera della biotecnologia, il <a title=\"Il DNA incontra Facebook\" href=\"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/il-dna-incontra-facebook\/\">social networking genetico<\/a>, un nuovo paradigma basato sulla condivisione del nostro DNA, di cui il sito<a href=\"https:\/\/www.23andme.com\/\"> 23andMe<\/a> \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 noto. Chi liquida questi fenomeni come una moda passeggera \u00e8 fuori strada. Si tratta di strumenti <strong>nuovi e potenti<\/strong>, che offrono prospettive straordinarie per la ricerca, la medicina e perfino per la vita sociale.<\/p>\n<p><div class=\"post-video\"><iframe loading=\"lazy\" title=\"Il DNA incontra Facebook, trailer\" width=\"1165\" height=\"655\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/yiYWARaZTLU?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe><\/div><\/p>\n<p>Focalizzarsi unicamente sui rischi e non sfruttare queste opportunit\u00e0 sarebbe sbagliato. Altrettando sconsiderato \u00e8 buttarsi a capofitto in un social network, per di pi\u00f9 genetico, senza riflettere su costi e benefici. \u00a0Dovremo imparare a usare questi nuovi strumenti <strong>in modo proficuo<\/strong>: cos\u00ec come possiamo decidere di tagliare fuori i nostri amici di Facebook dalle cose pi\u00f9 private della nostra vita, \u00e8 possibile tutelare la nostra privacy genetica, condividere \u201cin chiaro\u201d solo le informazioni genetiche che sono utili per\u00a0 noi, e valutare i pro e i contro prima di mettere in rete i nostri cromosomi.<\/p>\n<p>Mentre ci preoccupiamo (giustamente) di cosa fa la polizia con il nostro DNA, non dimentichiamo che il futuro dietro l\u2019angolo \u00e8 ancora pi\u00f9 complicato, rischioso e promettente di quello che vediamo oggi. In una parola,\u00a0<strong>molto pi\u00f9 interessante<\/strong>.<\/p>\n<p>Sergio Pistoi<\/p>\n<\/div>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n\n<!-- wp:themify-builder\/canvas \/-->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><b>Scienzainrete.it<\/b><\/p>\n<p>\nDue recenti decisioni USA sul DNA  stanno facendo discutere.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1132,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0},"categories":[11,9],"tags":[457],"aioseo_notices":[],"builder_content":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1129"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1129"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1129\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2785,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1129\/revisions\/2785"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1132"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1129"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1129"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greedybrain.com\/divulgazione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1129"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}