Vaccini Vs. Spread: chi la spara più grossa? - Giornalismo scientifico e comunicazione.


Vaccini Vs. Spread: chi la spara più grossa?

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Dimenticate i vaccini: il pensiero magico e le fake news vanno alla grande soprattutto quando si parla dei nostri soldi.

Tempo fa ho pubblicato un post divulgativo su come funziona lo spread dedicato ad un mio (ipotetico) figlio deficiente. E’ stato uno degli scritti più letti e condivisi della mia bacheca: il che è ironico se si pensa che il mio piatto forte, in teoria, sarebbe la biomedicina, ma la dice lunga su quanto sia necessario fare divulgazione anche su temi non prettamente scientifici.

Accanto a svariati apprezzamenti, l’articolo ha suscitato anche commenti che evocavano complotti globali o “teorie” che si avvicinano più al pensiero magico che alla percezione razionale della realtà. Il tutto condito da riferimenti a fake news (nella top-ten c’è la storia della “truffa” del cambio marco/euro) o a notizie inesatte (tipo: il debito pubblico italiano è nelle mani degli stranieri – in realtà chiunque abbia una connessione internet può verificare che solo il 30% del debito pubblico appartiene a investitori esteri).

Mi ha colpito notare che tali commenti non arrivavano dai soliti negazionisti o da gente le cui bacheche inneggiano alla Merkaba o ai fiori di Bach. Al contrario, provenivano per lo più da profili pro-scienza, a volte tenuti da pacati insegnanti e accademici che non sognerebbero mai di negare, che so, l’utilità dei vaccini.

C’è insomma gente intelligente, e non poca, che evidentemente crede nella bontà del pensiero razionale e della verifica delle fonti quando c’è di mezzo la salute ma poi mi cade nella pseudoscienza quando si parla d’altro. Di conti pubblici, ad esempio.

Non è solo un problema del mio pubblico. Mi guardo intorno e vedo eserciti di volenterosi che si battono sui social contro le bufale nell’ambito della medicina o all’ambiente. Costoro hanno tutta la mia simpatia e nel mio piccolo cerco di dare un contributo. Ma perché quelle stesse persone lasciano a casa le basi del mestiere quando il pensiero antiscientifico, con gli stessi vizi, e ogni tanto perfino lo stesso lessico, impera sull’economia?

Quando si tratta di affrontare razionalmente temi come le pensioni o il debito, vedo gente colta ripetere tristemente luoghi comuni e teorie bislacche che non passerebbero il vaglio di un bambino di otto anni sono tristemente ripetute da gente colta e preparata senza alcuna verifica.  Vedo  crociati della razionalità che schiumano davanti ad un antivaccinista  ma si allontanano   dalla realtà accecate dal tifo politico o vittime del loro background culturale quando parlano di conti pubblici.

Dalle bacheche dei social alle stanze dei bottoni della politica è un fiorire di moltiplicatori magici, di debiti che si trasformano in ricchezza, di ricette per creare valore dal nulla, di monete d’oro piantate nel campo dei miracoli, di teorie complottiste usate per zittire chi richiama alla realtà. Quando si parla dei bilanci pubblici, dei nostri soldi, del nostro futuro, il pensiero magico e il negazionismo vanno alla grandissima.

E’ come se queste persone dicessero: OK, sono uno che crede nella scienza ma, ragazzi, qui si parla di economia, non di vaccini o riscaldamento globale quindi tutto OK, ognuno ha la sua opinione e se la tiene!

Non sono ovviamente d’accordo. Che si parli di vaccini, di riscaldamento globale o di debito pubblico, le balle sono sempre balle e i dati sono sempre dati. Così come non esiste il moto perpetuo, non esistono ricette monetarie per creare magicamente ricchezza dal nulla.

Si può obbiettare che una bufala sui vaccini o sulla salute faccia più danni di una, che so, sulle pensioni, perché ha un effetto immediato sul benessere o il rischio delle persone, magari di quelle più fragili. Ma anche questo è opinabile: la storia anche recente insegna che le scelte economiche basate sulla superstizione, la demagogia o il pensiero magico, hanno effetti terribili su milioni di persone. Erodono il benessere dei cittadini e si ripercuotono pesantemente perfino sulla loro salute, sulla  qualità e aspettativa di vita, non fosse altro che per gli inevitabili sacrifici che comportano sul piano della spesa sanitaria.

Che si parli di salute o di economia, dimenticare le basi della razionalità e ignorare la realtà dei dati a favore della fede ha un solo effetto nel lungo termine: la rovina.

Nei palazzi che contano, i pochissimi che disperatamente si aggrappano ai numeri  sono emarginati, bollati come disfattisti e invitati alle dimissioni da chi sta al governo.

Fra tre o quattro anni, quando Facebook odiosamente riproporrà il ricordo di questo post, ci troverà impoveriti, con meno prospettive di ora, e più incazzati. Daremo la colpa ai poteri forti, al governo che nel frattempo magari avrà cambiato colore.
Come i più biechi terrapiattisti, ci aggrapperemo all’idea sterile del complotto e ci dimenticheremo di quanto siamo stupidi.

Con il mero, automatico atto di riproporre questo testo, gli algoritmi di Facebook dimostreranno invece di avere una memoria infinitamente migliore della nostra.

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