Scienza e fede: dialogo impossibile - Giornalismo scientifico e comunicazione.


Scienza e fede: dialogo impossibile

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Dialogo possibile fra scienza e fede? La domanda da un ziollione di dollari circola con rinnovata enfasi dopo la pubblicazione del dialogo fra Ignazio Marino e il cardinal Martini su l’Espresso.

La  mia opinione, se vi interessa è: no, non c’è dialogo. Almeno se per dialogo intendiamo lo "scambio di pensieri, idee, opinioni e sim., spec. allo scopo di trovare un’intesa, un accordo" (dizionario De Mauro).

Già, il dizionario. Non ci crederete  ma  quando mi trovo davanti a cose tanto più grandi di me (cioè spesso) ho scoperto quando incredibilmente utile può essere un dizionario.

Definizione di fede(sempre De Mauro): il credere in determinati concetti o assunti basandosi sull’autorità altrui o su una convinzione personale più che su prove obiettive.

Definizione di Scienza: insieme di conoscenze rigorosamente controllate e sistematicamente ordinate che consente di giungere a verità obiettive intorno a un determinato ordine di fenomeni o di concetti.

D’accordo, nè la fede nè la scienza sono proprio come il dizionario le dipinge, e poi sono in piena fase post-prandiale perciò non fatemi lanciare  su considerazioni filosofiche sull’esistenza o meno di  "verità obbiettive" della scienza.

Facciamo un esempio,  che è meglio: il tifo (quello sportivo, non la malattia) è una forma di fede. Avete mai provato a convincere un interista che sarebbe più opportuno  tifare per il Milan,  in base a seri e fondati dati statistici sul numero di vittorie, sul budget della squadra etc, ..?  Eppure, se ragionassimo puramente in termini scientifici, bisognerebbe guardare tutti questi dati prima di scegliere una squadra. C’è dialogo fra un tifoso del Toro  e chi prova a convincerlo sulla base di dati oggettivi che la Juve è meglio? No, il tifo e tifo, cioè fede  e quello è anche il bello della vita. Perfetto. Il fedele è per definizione un tifoso, lo scienziato no.

C’è dialogo fra si basa sulla fede e sull’autorità altrui (Dio, il Papa, Budda, Visnou, il Grande Cocomero) e chi invece pensa che qualunque idea si possa- si deva-   mettere in discussione quando i dati non permettono di validarla? Non credo.

Il dialogo Marino-Martini non fa eccezione. Un bravo e stimato scienziato-chirurgo , Marino (tra parentesi, uno di quelli  tornati  in Italia  e poi costretti a girare i tacchi, oggi lavora negli USA)    dialoga con un emerito rappresentante della Chiesa cattolica, Martini, portandolo sommessamente a rispondere su temi  che partono da  evidenze piuttosto lampanti: gli embrioni congelati sono destinati prima o poi ad affogare nell’azoto liquido mentre potrebbero forse, dico forse servire ad alleviare le sofferenze di alcuni. Secondo lei cosa dovremmo fare, eminenza? E così via.

Martini risponde da prete, o se preferite, come il testimone di Geova che suona il sabato mattina solo per appiopparti la Torre di Guardia e invece si trova a discutere  di cellule staminali con un biologo  appena tirato giù dal letto. "Uhmm, si dottore quanto lei dice è molto interessante, ma il Vangelo dice così e cosà".

E così,  chiamato a rispondere da Marino sull’eutanasia, il cardinale tira fuori i testi sacri e l’immortalità. E cos’altro doveva fare? E’ un prete o no? " Le ragioni di fondo dei cristiani – risponde comprensibilmente  il nostro porporato- stanno nelle parole di Gesù, il quale affermava che ‘la vita vale più del cibo e il corpo più del vestito’ (cfr Matteo 6,25), ma esortava a non avere paura ‘di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima’ (cfr Mt 10,28). La vita fisica va dunque rispettata e difesa, ma non è il valore supremo e assoluto. Nel vangelo secondo Giovanni Gesù proclama: ‘Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me, anche se muore, vivrà’ (Gv 6,25). E san Paolo aggiunge: ‘Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi’ (Rom 8, 18). V’è dunque una dignità dell’esistenza che non si lim ita alla sola vita fisica, ma guarda alla vita eterna. Parole da tifoso di Dio (nella migliore delle accezioni, non  in senso dispregiativo o polemico). Il Vangelo per lui  è verità.  La scienza, boh, dipende. Fra i dati oggettivi della scienza e la Bibbia, tiferà sempre per la Bibbia.

Che dire sulle supposte "aperture" ostentate da Martini su fecondazione eterologa e preservativi, ormai  riportate ormai urbi e orbi come grande rivoluzione in seno alla Chiesa? Martini ammette  che su certi temi esistono delle" zone grigie". Che il preservativo può essere il male minore (meglio infilarsi un pezzo di lattice o morire di AIDS?) La scoperta episcopale dell’acqua calda.

 E nonostante ciò,  le parole  del porporato  circolano  in tutto il mondo, e giù scosse telluriche  che scuotono il Vaticano,  come se Martini avesse detto che l’uomo  discende   da una massa di  paraschioppi  sinciziali arrivati  da Betelgeuse e non dalle scimmie (perfino delle scimmie può  parlare da poco,  dato che Darwin è stato -parzialmente- riabilitato da Woitila  nel 1996, wow!). L’apertura della chiesa nei confronti della scienza si misura a colpi di evangeliche crune di ago, come sempre. E noi stiamo ancora  lì ad ascoltare? Sergio Pistoi

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