Le regole d'oro della comunicazione scientifica - Giornalismo scientifico e comunicazione.


Le regole d’oro della comunicazione scientifica

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Non è facile comunicare efficacemente la scienza. In fondo, si tratta un mestiere a se. D’altra parte, nessuno chiederà mai ad uno scienziato di trasformarsi in Piero Angela. Capita spesso, però di trovarsi a dover raccontare il proprio lavoro ai media o al pubblico laico. Ecco una prima lista di consigli per evitare gli errori più comuni. Si tratta di regole ricavate sia dall’esperienza personale di ricercatore (gli errori di cui parlo li ho già fatti quasi tutti) che da quella come giornalista e divulgatore. C’è ovviamente molto di più da dire. Potete utilizzare i commenti per le vostre proposte e/o critiche.

Per chi vuole approfondire ci sono i miei corsi e worskhops.

LE REGOLE D’ORO

1. Identifica uno (massimo due) messaggi-chiave che vuoi fare arrivare.

Lo so, vorreste trasmettere a tutti le tante implicazioni della vostra ricerca, e quasi sempre gli aspetti da approfondire sono tanti. Ma devi concentrartii sul messaggio che ti interessa di più, e che può interessare di più il tuo “pubblico”

2. Chiediti se la tua storia ha un taglio interessante per qualcuno.

Sembra una domanda inutile, quasi offensiva. E’ il tuo lavoro, quello che ti appassiona, quello per cui hai lasciato casa/moglie/marito/gatto al loro destino. Certo che è interessante. Ma lo è anche per chi ti ascolta/legge? Anche se fai ricerca di base , anche se non stai scoprendo la cura del cancro o i viaggi nel tempo, il tuo lavoro ha probabilmente qualche aspetto o prospettiva interessante anche per chi non lavora nel tuo campo. Cercala, non te ne pentirai.

3. Segui la regola d’oro del giornalismo: le informazioni essenziali prima, i dettagli di seguito (regola della piramide invertita).

Hai presente lo schema dell’articolo scientifico: introduzione, materiali e metodi, risultati, conclusione? Ecco, devi fare tutto il contrario. Si fa prima a farlo che a spiegarlo. Nei miei workshops lo facciamo.

4. Utilizza le metafore e le analogie con la vita di tutti i giorni, ma non abusarne.

D’accordo, i mitocondri sono la centrale energetica della cellula, ma attento a non andare troppo lontano con le metafore, altrimenti chi ti ascolta penserà che lavori all’ENEL

5. Identifica la tua audience e mettiti allo stesso livello. Incoraggia la discussione.

Fallo sul serio.

6. Elimina tutti i dati superflui

Mostrare i dati è un deformazione tipica dello scienziato. I tuoi colleghi vogliono vedere i dati (giustamente). Il pubblico si fida di te: lascia stare i dettagli sperimentali e concentrati sui risultati. Non hai bisogno di far vedere le tue deviazioni standard per convincerlo.



7. Tieni conto dello spazio e del tempo a disposizione

Per quanto Einstein potrebbe avere da ridire, un’intervista di tre minuti dura tre minuti. Un seminario di un’ora deve durare un’ora, un pezzo che deve stare su mille battute non si allunga per miracolo. Se il giornale va in stampa domani, non fermeranno le rotative per te. Informati sui limiti di tempo e di spazio e i tempi e rispettali. Se devi apparire alla radio o alla televisione sii conciso e non partire per voli pindarici, altrimenti verrai interrotto.



8. Spiega mostrando, e non mostrare senza spiegare

Una bella immagine vale più di mille parole. Ma non è vero che parla da sola. Fai vedere quello che racconti, ma ricordanti anche di spiegare quello che fai vedere. Sembra lapalissiano, ma se tutti lo facessero non starei a raccomandarlo.

9. Non banalizzare troppo

Sembra strano, ma è così. Nella foga di semplificare i concetti, si rischia di banalizzarli. Se hai identificato un messaggio, semplifica ma fallo passare.

10. Comportati da fonte autorevole e affidabile

Non tirare troppo l’acqua al tuo mulino, sii obbiettivo/a e dai credito ai tuoi colleghi. Se ci sono altre opinioni scientificamente valide oltre alla tua, parlane. Se non sei l’unico ad avere pubblicato quel tale risultato, non fare credere il contrario. Non cedere alla tentazione di fare il tuttologo scientifico (ne conosci qualcuno anche tu eh?), ma non tirarti indietro a priori. Ricorda che se vieni sollecitato a commentare su argomenti di cui non sei esperto, spesso puoi portare comunque il tuo contributo critico di “scienziato”: il tale risultato è stato pubblicato? Il tale centro è conosciuto?

11. Cerca di usare i verbi attivi

“The cells were harvested… the current was measured…” nello stile della letteratura scientifica il verbo attivo praticamente non esiste. Lo stile riflette impersonalità ed imparzialità, caratteristiche positive nella ricerca. Ma quando parli con la gente, sei tu che hai raccolto le cellule e misurato la corrente. Hai mai sentito l’idraulico dire che la valvola del frigorifero è stata cambiata? Usa i verbi attivi e basta.

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