La comunicazione scientifica: come evitare la “sindrome di Rain Man”
La divulgazione scientifica condotta dai grandi enti di ricerca è fondamentale per la diffusione della cultura scientifica, sia per i contenuti che può offrire che per le risorse economiche che è in grado di mettere in campo. Più di altre, tuttavia, questo tipo di comunicazione è esposta al rischio di una deriva autoreferenziale, con spreco di risorse e di opportunità.
E’ quello che, in un piccolo saggio scritto a quattro mani con Barbara Gallavotti per la rivista Analysis, abbiamo chiamato la Sindrome di Rain Man: un approccio autoreferenziale, talvolta ai limiti dell’autismo, peraltro per niente in linea con la natura stessa della mentalità scientifica. Quello che vi propongo qui è un estratto dall’introduzione, rimandando per il resto all’articolo completo su Analysis.
Alcuni case studies dimostrano che questo rischio si può minimizzare coinvolgendo professionisti della comunicazione ed altri soggetti esterni al mondo accademico. Da questi ed altri esempi nasce la proposta di unca ex-post delle iniziative di divulgazione.
Il ciclo autorefenziale si innesca quando i decisori all’interno dell’ente di ricerca, molte volte ricercatori e non specialisti della comunicazione, selezionano autonomamente quali iniziative di divulgazione finanziare, stabiliscono la strategia di azione e infine ne valutano l’esito con metodi soggettivi.
Quando questo meccanismo si innesca, le iniziative da portare avanti vengono scelte in base all’intuito e all’inclinazione dei decisori, di conseguenza l’identificazione degli obiettivi di partenza perde il suo ruolo primario e comunque diviene quasi impossibile verificare se questi siano stati raggiunti e con quale rapporto costi/benefici. Trattandosi di iniziative fornite a titolo gratuito, in genere i destinatari (collettività, scuole, musei etc..) se non interrogati in maniera sistematica e professionale rispondono positivamente o comunque non in modo negativo; con grande soddisfazione degli organizzatori ingannati dal fatto di essere, quasi senza rendersene conto, privi degli indizi provenienti da una vera valutazione indipendente. In assenza di indicatori oggettivi, possiamo solo constatare che esiste una nutrita anedottica che accanto a iniziative di indubbio valore ne segnala altre costose e probabilmente poco efficaci.
Dato che la comunicazione non è una scienza esatta, il rischio di una deriva autoreferenziale è da prendere sempre in considerazione e per questo i professionisti della comunicazione si avvalgono (o dovrebbero avvalersi) di metodi e strumenti per prevedere e valutare gli effetti di un iniziativa nel modo più oggettivo possibile.
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Lungi dal proporre ricette preconfezionate, pensiamo che i seguenti case-studies, scelti fra tanti, illustrino come un approccio strategico alla comunicazione abbia permesso di evitare, o almeno di limitare, il rischio di una deriva autoreferenziale.
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