Il virus della pubblicità

Virus
Gli esperti lo chiamano viral advertising, pubblicità virale. La forma che conosciamo meglio di questo virus sono gli spot, veri o finti, spesso irriverenti, che vengono prodotti e messi sul web da famose marche.

Lo scopo è far girare il marchio sfruttando canali di social networking (vedo il filmato, mi piace e lo invio ad un amico a cui so che piacerà). Molti di questi spot sono veramente divertenti, e giustificano una seppur momentanea infezione da parte di questi “untori” online.

Ne parlo perchè, grazie alla segnalazione di un collega, ho visto quella che forse è la prima campagna di viral advertising mirata in modo specifico a chi lavora in campo biomedico.
E’ una gustosa parodia del video di “We are the World“, con tanto di musica e testo originali.
L’ha fatta la Biorad, una nota marca di prodotti di laboratorio, per pubblicizzare la propria linea di macchine per PCR (anche chi non è entrato in un laboratorio ma ha visto almeno una puntata di CSI dovrebbe sapere cos’è una macchina per PCR).
Lo spot lo trovate qui. A me è piacuto e, no, purtroppo non prendo percentuali dalla casa produttrice.

La cosa interessante è che le stesse tecniche di viral advertising potrebbero servire ottimamente alla divulgazione scientifica. Uno spot divertente (ma fatto bene) sull’evoluzione, o sul DNA, potrebbe girare e arrivare allo scopo meglio di tante (altrettanto costose) iniziative di vecchio stampo. Eppure non ne ho trovati. Forse basta provarci. Se trovate qualche esempio, fatemi sapere.

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1 Comment »

Comment by samuel
2008-02-27 08:52:16

E’ un’idea semplice, ma geniale!!
credo che sia un ottimo metodo per attirare l’attenzione su qualcosa.
la persona si concentra sulle immagini, sui suoni e sulle parole coinvolgenti e quasi non si accorge cosa gli entra in testa.
questo metodo (con le dovute modifiche, ovvio!) dovrebbe essere usato anche nelle scuole, specialmente negli asili e alle elementari.
essere troppo concentrati su quello che si dovrà imparare fa perdere la concentrazione sull’imparare e basta.

 
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